Le donne pescatrici Eoliane
A cura di Livia Crippa
Qual era il ruolo delle donne nell’arcipelago eoliano durante il XIX e XX secolo? Se dovessimo tentare ad azzardare una risposta, sarebbe quasi immediato immaginare la donna come relegata all’interno delle mura domestiche, occupata unicamente dal lavoro di gestione della casa e dalla cura dei figli.
Tuttavia, l’antropologa Macrina Marilena Maffei, tramite la sua opera “Donne di mare. Una storia sommersa dell’arcipelago eoliano” ci ha permesso di scoprire una realtà di intensa attività alieutica femminile nelle isole eolie, a lungo rimasta nascosta. Nascosta sia perché gli studiosi locali ne ignoravano l’esistenza, sia perché le pescatrici ormai erano divenute anziane o non c’erano più. Seppure una realtà dimenticata, le documentazioni sono molte: Luigi Salvatore d’Austria, geografo vissuto tra il 1847 e il 1915, e conosciuto per i suoi studi scientifici sul Mediterraneo, notò che in più di un’isola le donne andavano al mare da sole. Nel 1826 Michele Lojacono Pojero, che esplorava le isole per studiarne la vegetazione, offrì
un’importantissima testimonianza, raccontando di un’imbarcazione remata da tre diverse generazioni di donne, nel mare
di Stromboli. Le donne, infatti, andavano a pesca, muovendosi da sole o accompagnando il marito che non poteva permettersi un marinaio. La pesca era ancora un’attività relativamente semplice, e, senza allontanarsi troppo dal porto, si pescavano triglie, cernie, il nasello. L’obiettivo era la sopravvivenza del nucleo familiare, così importante che le donne pescavano anche durante la gravidanza, motivo per cui spesso capitava che la donna si ritrovasse a partorire in mare aperto. Queste donne di mare non solo pescavano, ma si occupavano anche di vendere e barattare i prodotti tra un’isola dell’arcipelago e un’altra, spesso accompagnate da un uomo che veniva soprannominato “il capitano”.
Le donne eoliane conciliavano così il lavoro in mare con il lavoro di cura dei figli e della casa.
Questo perché pur essendo una realtà, quella delle pescatrici, fuori dalla norma, la gerarchia familiare rimaneva sempre la stessa: cucinare, pulire ed accudire i figli rimaneva un dovere unicamente femminile.
Seppur la storia delle pescatrici eoliane non rappresenti di per sé una storia di emancipazione femminile, la riscoperta di quest’importante tradizione alieutica aiuta a comprendere maggiormente il ruolo della donna siciliana nel XIX e XX
secolo, dipingendo un’immagine di donna come non più confinata all’interno delle mura casalinghe, ma come una colonna portante della sopravvivenza della famiglia.
Nei decenni successivi non si è modificato solamente il ruolo della donna, ma anche le attività di pesca, che hanno
subito una trasformazione soprattutto a partire dagli anni ’60. La pesca di sussistenza, per definizione un’attività ittica
finalizzata esclusivamente all’autoconsumo per il sostentamento diretto del pescatore e della sua famiglia, è stata progressivamente sostituita da una pesca più intensiva, ovvero la pesca commerciale, un tipo di pesca che ha come principale finalità la vendita. La pesca iniziò così ad essere effettuata tramite piccoli gozzi a motore, non più a remi, e non ci si limitava più a pescare lungo la costa, ma si iniziò a praticare la pesca d’altura, ideale per catturare specie come tonni e lampughe. Iniziarono ad essere utilizzati nuovi attrezzi come i tramagli o le reti da imbrocco, ma iniziò ad essere effettuata anche la pesca a strascico (attualmente vietata entro le 3 miglia nautiche dalle coste).
Nel corso degli anni si è assistito ad un progressivo declino delle risorse ittiche, con un effetto a domino sia sulle altre
specie che abitano queste acque (pensiamo alla relazione tra la pesca dei totani e i delfini), sia sulla stessa pesca di
sussistenza, schiacciata da una concorrenza con cui difficilmente può competere.
Nell’arcipelago eoliano, l’ascesa della pesca commerciale a scapito della pesca di sussistenza ha chiaramente a che
vedere con l’emergere del turismo di massa, ma soluzioni sostenibili sono immaginabili: un consumo di pesce consapevole e responsabile, insieme ad una gestione responsabile del turismo, possono realmente apportare la differenza. Resta a noi agire per assicurare un futuro sostenibile alle isole eolie.
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