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Problemi connessi con l’introduzione delle specie esotiche

Problemi connessi con l’introduzione delle specie esotiche

Quando si parla di specie esotiche e delle isole Eolie, il pensiero va alla Podarcis raffonei (lucertola eoliana) che attualmente rimane isolata esclusivamente su scogli e isolotti, soppiantata nel resto dell’arcipelago dalla Podarcis sicula. Spesso il problema delle specie vegetali rimane completamente ignorato; il turista, osservando la vegetazione non si pone la domanda da dove provengano le specie che osserva, in questo modo piante come l’Opuntia (fico d’india), e le numerose Aloe e Agave hanno assunto il ruolo di protagoniste all’interno della flora italiana, quando invece provengono dal sud Africa, dal sud America e dall’oriente.

Un ulteriore esempio è quello dell’ Ailantus altissima (Ailanto), un albero con chioma tondeggiante, alto fino a 20 metri, con corteccia grigio-cenere ampiamente cosparsa di lenticelle biancastre. Il tipo di foglia composta può farlo confondere con l’albero della noce. I fiori compaiono in maggio-giugno e presentano cinque petali di colore verdastro. I frutti sono delle samare con una larga ala membranacea, che facilita la dispersione del vento.
La sua introduzione risale al XIX secolo, quando a seguito di un’epidemia che colpì i bachi da seta, si tentò di sostituirli con la specie di bombice che si nutre di Ailanto, importando così quest’ultimo dall’oriente. La sua estrema frugalità, resistenza alla siccità e capacità di consolidare i costoni franosi fece il resto. Attualmente l’Ailanto è diffuso in quasi tutto il territorio italiano, creando problemi per la flora locale, in particolare per gli ecosistemi insulari; in quanto essendo una specie eliofila (necessita di molta esposizione alla luce solare) compete in maniera molto efficace con le altre piante insulari anch’esse eliofile, che non riuscendo a raggiungere la sua altezza periscono al di sotto. Il problema è talmente allarmante che all’interno della direttiva europea habitat vengono suggeriti provvedimenti efficaci per la sua eradicazione all’interno degli ecosistemi insulari.

Nell’isola di Filicudi, a seguito del disboscamento prima e successivamente dell’abbandono dei terrazzi utilizzati a scopo agricolo, l’Ailanto si è ampiamente diffuso a macchia di leopardo. Anche qui come anche nel resto delle altre isole, sono necessari interventi di eradicazione al fine di ripristinare una copertura vegetale originale come la si osserva nel costone compreso tra Zucco grande e Ficarrisi.