Progetti di Ricerca

Filicudi WildLife Conservation si occupa da anni di ricerca applicata alla conservazione di cetacei e tartarughe marine nell’Arcipelago Eoliano in collaborazione con enti di ricerca pubblici e privati e molte università italiane.

Le attività relative ai cetacei si concentrano prevalentemente su due specie di delfini che frequentano più abitualmente l’ambiente costiero Eoliano: il tursiope (Tursiops truncatus, Montagu, 1821) e la stenella striata (Stenella Coeruleoalba, Meyen 1833).

Tursiope Il tursiope (Tursiops truncatus) è senza dubbio il più noto tra tutti gli odontoceti presenti in Mar Mediterraneo. Le popolazioni di tursiope che vivono nelle acque costiere sono esposte ad un’ampia varietà di minacce tra le quali: 1) la competizione diretta con le attività di pesca artigianali; 2) il bycatch (intrappolamento accidentale) in attrezzi da pesca; 3) il sovra sfruttamento delle risorse ittiche; 4) le varie forme di distruzione e degradazione dell’ambiente marino costiero; 5) il disturbo diretto e indiretto (traffico marittimo commerciale e turistico); 6) l’ inquinamento acustico; 7) gli effetti tossici degli xenobiotici.

Anche se è davvero difficile quantificare l’impatto effettivo di queste minacce, la somma di questi impatti sta portando ad un declino netto delle popolazioni a scala locale.

La mancanza di dati storici in molti casi ostacola la comprensione dei trends di popolazione a lungo termine.

La specie è inserita all’interno dell’appendice II della CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) e nell’Annesso II della Direttiva Habitat dell’Unione Europea. Attualmente Tursiops truncatus è segnalato come specie ‘vulnerabile’ all’interno della Lista Rossa dei Cetacei del Mediterraneo e del Mar Nero compilata sulla base dei criteri dell’IUCN, dall’ACCOBAMS.

Dai nostri studi nell’Arcipelago Eoliano è emerso che la popolazione di tursiope risulta fortemente minacciata e il tasso di incontro sta diminuendo notevolmente nel tempo. La popolazione sembra essere chiusa con un tasso di natalità estremamente basso e molti casi di decesso riscontrati che riguardano principalmente i giovani maschi. Il numero stimato di animali censiti nell’arcipelago eoliano è esiguo anche se un numero discreto di individui frequentano abitualmente l’area di studio durante tutto l’anno. In questa area questi animali possono subire l’impatto diretto e indiretto delle attività di pesca. Sono state identificate delle aree molto importanti per l’alimentazione di questa specie che potrebbero essere in futuro incluse nella pianificazione e gestione dell' area marina protetta dell’Arcipelago Eoliano. E’ in corso uno studio complesso che prevede la caratterizzazione dell’ecologia comportamentale della specie e dei parametri che definiscono i pattern di associazione tra gli individui.

Stenella Tra le principali minacce per la stenella striata (Stenella coeruleoalba) invece, una specie per lo più pelagica e che vive in gruppi composti da molti individui, ci sono principalmente le catture accidentali (bycatch) nelle reti derivanti per la pesca del pesce spada, aggravate soprattutto nel sud Italia dall’uso illegale di questo attrezzo da pesca ormai bandito dalla UE dal 1992. Altri fattori come l'inquinamento, malattie epidemiche e l'aumento del turismo nella stagione estiva e nelle aree che mostrano particolari caratteristiche geomorfologiche marine, possono contribuire sia al decremento delle popolazioni di alcune specie che a modificazioni a breve e lungo termine nel comportamento riproduttivo, alimentare e nelle attività di socializzazione (Notabartolo di Sciara e Bearzi, 2002; Reeves et al., 2001). Sono state caratterizzate le aree a maggiore densità per questa specie e le caratteristiche topografiche dell’habitat ottimali per la presenza delle specie.

tartaruga L’associazione Filicudi WildLife Conservation coordina anche un progetto di conservazione sulla tartaruga marina comune Caretta caretta (Linnaeus, 175). L’habitat eoliano si presenta particolarmente favorevole per le attività di alimentazione e svernamento di questa specie nonostante siti di riproduzione non siano presenti in questa area priva di spiagge sabbiose. La Caretta caretta è una tartaruga marina a distribuzione cosmopolita, presente nei mari delle zone temperate e in quelli tropicali e sub-tropicali degli oceani Atlantico, Pacifico e Indiano e limitata, nella sua estensione latitudinale, dalle condizioni termiche delle acque che la confinano in un range, seppur ampio, di 60°N-40°S. Nel Mar Mediterraneo rappresenta la specie più diffusa e comune, essendo presente in tutto il bacino, seppure con densità variabili in relazione alla stagionalità e alla località geografica (Margaritoulis et al., 2003) e con una diversa frequentazione delle aree a seconda dello stadio di maturità raggiunto e della fase del ciclo riproduttivo (Plotkin, 1989; Plotkin et al., 1993). Dopo una prima fase vitale che i giovani conducono in ambiente epipelagico lasciandosi principalmente trascinare dalle correnti marine, gli esemplari di Caretta carettatendono a frequentare maggiormente zone neritiche prediligendo un’alimentazione di tipo bentonico. E’ proprio in questa fase del ciclo vitale (subadulto) che le tartarughe possono imbattersi in numerose minacce di natura antropica come la cattura accidentale nelle reti e in altri strumenti da pesca (in particolare in palangari pelagici). 

Il Centro di Filicudi si occupa anche di numerosi progetti di ricerca sulla Caretta caretta nelle isole Eolie. Sono state caratterizzate le aree di distribuzione e gli habitat ottimali, il comportamento in mare, le classi di età degli individui e la loro relazione con parametri ambientali come le stagioni, il vento, la temperatura dell’acqua e le correnti superficiali.  Inoltre collezionando campioni biologici dalle tartarughe spiaggiate e dagli  esemplari recuperati è stato possibile caratterizzare l’accumulo di inquinanti e metalli pesanti sul carapace (Istituto Superiore di Sanità), valutare la dieta e l’alimentazione con gli isotopi stabili (Università di New Castle, UK), caratterizzare il biota intestinale e (Università di Tor Vergata). Sono anche in corso degli studi per valutare la genetica di popolazione (Università di Tor Vergata) e gli epibionti/parassiti sul carapace (Università di Bologna). Questo significa che aiutarci nel recupero e soccorso di questi animali può servire anche  ad accrescere la loro conoscenza, in quanto solo attraverso una migliore comprensione della ecologia e comportamento delle tartarughe marine sarà possibile attuare piani di gestione nazionali per la loro salvaguardia in tutto il Mediterraneo. Quindi, purtroppo  anche una tartaruga morta sulla spiaggia o trovata in mare aperto può essere molto preziosa per le nostre ricerche.
Chiunque trovi una tartaruga morta può dunque sempre contattare i ricercatori dell’associazione (cel. +39 349 4402021; email: blasimf(CHIOCCIOLA)yahoo.com) che si occuperanno personalmente di contattare le autorità competenti per il successivo  smaltimento della carcassa.

Berta

Per quanto riguarda l'ornitofauna marina i progetti in corso riguardano principalmente la berta maggiore (Calonectris diomedea) e la berta minore (Puffinus puffinus yelkouan). La berta maggiore e' una specie politipica a corologia mediterraneo-macaronesica, ne vengono riconosciute tre sottospecie di cui C.d. diomedea (Scopoli 1769) presente nel mediterraneo. Procelariforme di medie dimensioni, possiede un capo grosso e becco giallastro con la punta più scura, le parti superiori sono di colore bruno quelle inferiori bianche mentre la coda è nera e le zampe di colore rosa o bruno carnicino. L'alimentazione è essenzialmente piscivora con attività predatorie sia diurne che notturne (Sarà, 1983). La conservazione della specie è strettamente correlata alla conoscenza della sua interazione con l'ambiente che le ospita, un ambiente che nel corso dei decenni ha subito profonde trasformazioni dovute all'impatto antropico. Tale impatto è ancor più evidente in fragili realtà come quella insulare in cui l'equilibrio tra le specie presenti e veramente precario. La specie è inserita nell'allegato I della direttiva dell'Unione Europea concernente la conservazione degli uccelli selvatici (79/4097EEc/1979), di cui all'allegato III (specie protette della fauna) della Convenzione di Berna ed è protetta dal regolamento che stabilisce alcune misure tecniche per la conservazione delle risorse della pesca nel mediterraneo (1626/94) (UNEP-MAP RAC/ SPA, 2003). E' considerata dallo IUCN come Least Concerne (LC). Filicudi WildLife Conservation sta caratterizzando le aree di riproduzione e di alimentazione per questa specie così come per la berta minore al fine di attuare un programma di gestione degli impatti.

I metodi di ricerca che utilizziamo: fotoidentificazione; metodi di Marcatura-ricattura; distance sampling; osservazioni dirette per lo studio del comportamento; morfometria; campionamento di materiale biologico.

Nell'ambito del Progetto di ricerca FILICUDI-DOLPHIN-TURTLE-PROJECT (FDTP) finalizzato al monitoraggio e alla conservazione di cetacei e tartarughe marine nell'Arcipelago Eoliano PUOI AIUTARCI ANCHE TU segnalandoci la tua POSIZIONE GEOGRAFICA (coordinate GPS latitudine e longitudine) quando avvisti un CETACEO o una TARTARUGA MARINA durante la tua rotta tra le isole Eolie!

PER INVIARE LA TUA SEGNALAZIONE BASTA UN SEMPLICE SMS AL CELL:

+39 349 4402021

OPPURE UNA EMAIL ALL'INDIRIZZO DI POSTA ELETTRONICA:

blasimf(CHIOCCIOLA)yahoo.com

Potrai anche collaborare attivamente alle attività di ricerca sui cetacei e le tartarughe marine partecipando ai campi di ricerca a Filicudi promossi nell'ambito del progetto di conservazione (campi di ricerca ed eco-volontariato).

SCARICA LA SCHEDA DI SEGNALAZIONE (.PDF, 455KB)

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